Se l’Unità fosse ancora in edicola oggi vi avrei raccontato cosa succede al Teatro Valle Occupato. Lo avrei fatto anche quel terribile 29 luglio, quando gli occupanti hanno convocato una conferenza stampa per dirci che la data del 31 luglio – decisa dal comune di Roma per la riconsegna della sala settecentesca  (poi slittata al 10 agosto) – per loro era troppo vicina, nonostante fossero ben consapevoli del fatto che la Soprintendenza avrebbe dovuto avviare i lavori di restauro prima possibile. Io c’ero, sì, a quella conferenza stampa. Ma una mezz’ora fuori dal Teatro ho ricevuto una chiamata dalla redazione: “France è andata male, il piano Fago non è passato…”. Nella mia testa si sono accavallati alla velocità della luce i seguenti pensieri: senza una proposta d’acquisto approvata dai soci niente soldi, senza soldi niente carta, senza carta niente giornale, senza giornale niente lavoro. In redazione, ovviamente, ci sono andata lo stesso e con le lacrime agli occhi ho provato anche a scrivere il mio pezzo, come avrei fatto in una qualsiasi altra giornata. Ma quel pezzo non è mai uscito perché il giorno dopo il quotidiano per il quale lavoravo da 13 anni non avrebbe avuto più parole, ma solo tante pagine bianche e la scritta “Hanno ucciso l’Unità . Il giorno dopo è uscito in edicola l’ultimo numero, pieno di commenti. Stavolta il titolo della prima pagina è stato: “L’Unità è viva”, una frase che ancora oggi continua a ronzarmi nella testa. Ed è per questo che, anche se hanno provato a zittirci, io voglio continuare a parlare, a raccontarvi almeno una parte di ciò che avrei scritto sulle pagine del quotidiano fondato da Gramsci esattamente 90 anni fa. E allora, dato che non è più possibile scrivere né sul quotidiano né su unita.it, ecco che “Colpo di scena”, il blog che gestivo dal sito de l’Unità, si trasferisce qui. La mia voce, dunque, non si spegne.

E poi, “Colpo di scena”, è nato proprio durante una discussione al Teatro Valle, quasi tre anni fa. In questo arco di tempo tra me e il Teatro Valle si è instaurato un rapporto di amore e odio. Certe loro scelte sono state duramente criticate dalle pagine de l’Unità, io stessa sono stata pesantemente attaccata dagli occupanti, eppure ho continuato sempre a scrivere, criticando quando c’era da criticare ed elogiando quando c’era da elogiare. Per questo, oggi che si conclude l’esperienza dell’occupazione mi sembra doveroso raccontarvi la fine (o un nuovo inizio?) di questa esperienza.

Il Teatro Valle sarà affidato al Teatro di Roma, che ne garantirà una gestione pubblica. Marino Sinibaldi (presidente del Teatro di Roma) ha formalizzato l’impegno a proseguire l’interlocuzione che si è aperta in queste settimane con la Fondazione Teatro Valle Bene Comune. “Scopo di tale interlocuzione – si legge nel comunicato diffuso dalla Fondazione Teatro Valle Bene Comune – sarà configurare insieme il progetto di un teatro partecipato, gestito in maniera condivisa da un’istituzione formale pubblica e da un’istituzione informale, creata dal basso, partecipata e ispirata ai principi dei beni comuni. Gli occupanti mantengono l’impegno ad uscire dallo stato di occupazione e si faranno custodi, con il Teatro di Roma, del presente e del futuro del Teatro Valle già da domani (cioè da oggi, ndr), accogliendo insieme i funzionari della Sovrintendenza. Il 2 settembre si terrà il primo appuntamento con Teatro di Roma per iniziare la scrittura partecipata della Convenzione”. Ci sono voluti tre anni, ma alla fine si è arrivati ad una soluzione che mette d’accordo un po’ tutti.

Certo, tra gli occupanti, c’è stato fino all’ultimo chi avrebbe voluto andare avanti, senza cedere ai “ricatti della Marinelli”, forti soprattutto della lettera-appello scritta nei giorni scorsi dall’ex ministro Massimo Bray (e non solo) in cui si chiedeva di rinviare a settembre la consegna del Teatro. Ma ieri mattina le chiavi sono state riconsegnate al Comune (non senza qualche piccolo colpo di scena come l’elettricità staccata proprio in quegli attimi, ma riattivata tre ore dopo) e dunque la notte di San Lorenzo è stata davvero l’ultima serata dei desideri… Canzoni, stornelli, piccole e grandi incomprensioni, pianti e sorrisi, tutto si è mescolato, perfino il traffico stradale durante l’assemblea pubblica e il concerto improvvisato sulle impalcature.

Fine del primo atto, dunque. Ora si tratterà di capire in che modo avverrà la gestione partecipata del Teatro, soprattutto se si riusciranno a salvaguardare i risultati senza dubbio molto interessanti raggiunti in questi tre anni. Se c’è una cosa che fa bene al Teatro – e in generale al dibattito culturale – è essere pronti sempre al confronto e anche se dal 14 giugno 2011 a oggi sulla questione del Teatro Valle ci si è spesso scontrati, quel che conta è esser riusciti a costruire qualcosa. Si esce dall’illegalità e si entra in una nuova fase. Che il secondo atto abbia inizio, anche per questo Blog.

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