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Certe storie bisogna saperle raccontare. Per esempio, chissà quanti di noi avranno pensato almeno una volta nella vita: “mi piacerebbe scrivere la storia della mia famiglia…”. Ma come? Trascrivendo tutto di tutti in un bel librone? O filmando i ricordi della nonna? Ho conosciuto un giovane siciliano, Tindaro Granata di Tindari (Messina), che in un’oretta circa è riuscito a presentarmi i suoi genitori, i suoi nonni e pure i bisnonni, mi ha raccontato della sua terra, la Sicilia, e molto ha saputo dire di sé, della sua voglia di fare l’attore, della sua umiltà, della sua determinazione… “Non è c’è bellezza se non si passa per la sofferenza” dice Tindaro durante il suo spettacolo e allora ecco che per raccontarci la storia della sua famiglia Tindaro sceglie di indossare un paio di pantaloni da cameriere, quelli che utilizzava quando lavorava in un ristorante a due passi dal Teatro Argentina, dove gli attori andavano a mangiare al termine della loro esibizione. Allora il giovane Granata serviva  ai tavoli, oggi si esibisce in teatro ed è al Teatro dell’Orologio di Roma, nell’ambito della stagione congiunta Dominio Pubblico, che avviene il nostro incontro.

Sui posti riservati al pubblico c’è il programma di sala, fogli bianchi sui quali è scritto in corsivo: “Ciao grazie per essere qui. Sono felice 🙂 Se mi vorrai scrivere: tindarogranata@gmail.com. Che sia gioia e bellezza. Grazie, Tindaro”. Si presenta così, poi entra in scena e inizia raccontarti più o meno un secolo di storia della sua famiglia. In scena solo lui, una sedia, un lenzuolo bianco e quel suo maglioncino che diventa di volta in volta un fazzoletto per i capelli, un velo, l’abitino di un bimbo.

“Antropolaroid” – questo il titolo dello spettacolo – è un susseguirsi di “scatti fotografici” rubati da una Sicilia antica e verace e messi in fila uno dopo l’altro, come se il palcoscenico fosse un grande album aperto davanti allo sguardo attento del pubblico che sorride e si emoziona nel vedere  la nonna o il bisnonno trasformati da persone a caricature. E la metamorfosi avviene attraverso una tecnica apparentemente semplicissima: il “cunto”. Ma a far rivivere la storia della sua famiglia non è la narrazione in terza persona bensì i personaggi stessi. Sono proprio loro a prendere la parola in dialetto siciliano antico, a dialogare, a rivivere in scena: a partire dal bisnonno Francesco Granata, che si impicca dopo aver scoperto di avere un tumore incurabile, alla bisnonna Concetta (forse il personaggio più riuscito), che bestemmia davanti alla tomba del marito per averla lasciata sola e incinta; dal nonno Tindaro Granata, implicato in un omicidio di mafia, alla nonna Maria Casella, promessa sposa di un ufficiale ma che alla fine finisce per scappare con Tindaro; dal padre Teodoro Granata, che emigra in Svizzera e una volta tornato in Sicilia sposa Antonietta e con l’aiuto di Tano Badalamenti apre una falegnameria, fino a se stesso, aspirane attore, che durante il servizio militare conosce il nipote del boss Badalamenti, Tino, suicida dopo aver scoperto di avere un padre indagato per i delitti di mafia.

Due suicidi, dunque, uno all’inizio e a uno alla fine, fanno da cornice alla narrazione. Nel mezzo danze, balli, storie d’amore, violenze, segreti e soprattutto la straordinaria capacità di Tindaro Granata di fare tutto ciò da solo, prestando il proprio corpo ora all’uno ora all’altro personaggio, uomini e donne, giovani e anziani, tutti estremamente vivi e concreti, avvolgenti e profondamente siciliani. Le nostre radici, la nostra memoria, sono essenziali per il nostro futuro, sembrano volerci dire. Quanto è vero, forse certi sogni partono da lì, dal desiderio di voler cambiare le cose, di voler riscrivere il presente partendo dal nostro passato.

 

Tindaro Granata

ANTROPOLAROID

di e con Tindaro Granata

scene e costumi Margherita Baldoni e Guido Buganza

rielaborazioni musicali Daniele D’Angelo

suoni e luci Matteo Crespi

Premio della giuria popolare della “Borsa Teatrale Anna Pancirolli”

Premio “ANCT” dell’Associazione Nazionale dei Critici nel 2011

Premio Fersen in qualità di “Attore Creativo” nel 2012

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