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Mentre percorro a piedi le stradine del centro intravedo uno spicchio di Colosseo. Comincio a pensare… chissà in quale di questi appartamenti Sorrentino avrà girato La grande bellezza. Proseguo. Arrivo da lei dopo aver «scalato» un antico palazzo senza ascensore. «L’ho lasciata aperta apposta per te, guarda…». Dalla finestra vedo l’altare della Patria. «Ma non l’avrete girato qui La grande bellezza?» le chiedo scherzando, lei sorride e dice: «No, ma hai ragione, questa casa è molto stile Jep Gambardella… Per me che adoro Roma e l’archeologia quest’appartamento è una grande conquista». La casa di Iaia Forte è proprio come lei: luminosa e piena di sorprese, una finestra sul mondo.

«Anche Sorrentino è innamorato come me di questa città». E non è difficile intuirlo dal film… «Quando ci siamo conosciuti – prosegue – lui era un ragazzino, un fan di Pappi Corsicato, faceva il suo assistente alla regia e portava i caffè in giro. Già allora era molto acuto, intelligente, simpatico. Poi, quattro anni fa, mi chiese di leggere alcuni capitoli del suo romanzo Hanno tutti ragione  al premio Fiesole e siamo diventati amici». Non solo. Perché da quella lettura sono nati ben due spettacoli legati alla figura di Tony Pagoda, il protagonista stravagante ideato dalla fervida fantasia di Paolo Sorrentino: il primo ha già debuttato lo scorso anno e ad ottobre arriverà al Piccolo Eliseo di Roma  (Hanno tutti ragione, 7 ottobre- 1° novembre), il secondo è in lavorazione e sarà pronto per la stagione successiva (Tony Pagoda, Ritorno in Italia). «Quando ho letto il libro sono rimasta folgorata – dice – Paolo riesce a fare tutto benissimo: scrivere, dirigere… E anche quando ho letto la sceneggiatura de La grande bellezza ho capito subito che sarebbe stato qualcosa di grande. Forse non pensavo all’Oscar, ma si percepiva che c’era qualcosa di speciale. È stato un grande piacere fare questo film».

C’è tanto cinema e tantissimo teatro nella vita di Iaia Forte, ma qual è la sua grande passione? «Il teatro», risponde senza alcun dubbio, «il teatro è degli attori, il cinema dei registi… Ho interpretato tanti personaggi magnifici al cinema ma sono incomparabili rispetto ai ruoli teatrali, che non sono solo un’esperienza di tipo professionale ma esistenziale, sono un’amplificazione dell’immaginazione». Provo a pensare a Iaia Forte bambina, come sarà stata? Glielo chiedo. «Ero molto vivace, ma non avevo la vocazione per la recitazione. Studiavo danza, nella mia città, Napoli. Poi pensai al Centro Sperimentale di cinematografia, dissi a me stessa: se entro vado avanti, altrimenti lascio stare. E così ho proseguito». Per lunghi anni ha lavorato con Teatri Uniti: «per me sono stati anni fondamentali, preziosi per la mia formazione. Allora c’era una condivisione dei progetti che spesso oggi manca. Ricordo il mio primo provino con Toni Servillo, facemmo una lunga chiacchierata in un bar e poi subito al lavoro».Per il resto l’intero percorso professionale è costellato da ritorni: Tiezzi, Cecchi, Ronconi, Martone… «Vuol dire che gli incontri hanno funzionato e che valeva la pena approfondirli». E a proposito di Mario Martone la prossima stagione sarà in tournèe la Carmen, con una mediterranea Iaia Forte e l’orchestra di piazza Vittorio: «Ho realizzato un sogno! – ammette – Da anni desideravo lavorare con Mario Tronco e la sua orchestra». E sempre per la regia di Martone Iaia sarà anche nella nuova produzione dello Stabile di Torino (9-28 febbraio), La morte di Danton di Büchner, con Battiston e Pierobon («Mi fa ridere il fatto che finisca tutto in “on!”» dice) .

Per quanto riguarda il cinema, invece, è finalmente arrivato ieri nelle sale il nuovo film di Ivano De Matteo, La bella gente, girato ben sei anni fa (con Germano, Guerritore, Catania, Gobbi). «È un film che ha avuto molti problemi di distribuzione, sono contenta che arrivi finalmente nelle sale. Racconta le ipocrisia di una certa borghesia». Uomini, regine e prostitute, quale personaggio manca? «Mi mancano gli animali! – dice ridendo – Ho avuto la fortuna di aver lavorato con tutti i registi con i quali desideravo lavorare, ma io ne farei altri 1500 di ruoli!  E poi mi piace mettermi sempre alla prova, per questo accanto ai lavori più corali amo allestire anche spettacoli miei. Ora sto pensando alla Monca di Monza di Testori, vedremo». La finestra di casa si richiude, ma sta per aprirsi il sipario.

(l’Unità, 28 agosto 2015)

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