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Siamo donne. E le donne si sa, sono capaci di tutto: fare, disfare, organizzare, pensare da madri, andare oltre le proprie madri, oppure fare i loro stessi errori o comportarsi esattamente all’opposto… Ce lo racconta in maniera leggera, ma a tratti anche drammatica, Cristina Comencini in Due partite. Vi dice niente questo titolo? Il testo andò in scena una decina di anni fa circa, con un cast niente male (Margherita Buy, Isabella Ferrari,  Marina Massironi, Valeria Milillo) e la regia della stessa Comencini.

Fu un bel successo, lo spettacolo piacque e un paio di anni dopo fu girato anche il film (con la regia di Enzo Monteleone) che invece funzionava meno. Ora lo spettacolo torna in scena con un cast tutto nuovo: Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Giulia Bevilacqua. Firma la regia Paola Rota, che già dalla scelta delle attrici lascia intuire il taglio: questa è una commedia in cui i momenti di comicità riescono a spezzare quell’incedere del racconto a più voci, come alberi in un paesaggio desertico o raggi di sole in una giornata un po’ grigia.

Risate che arrivano così, un po’ all’improvviso, anche in situazioni inopportune, come può essere un lutto per esempio. Sorrisi strappati anche dopo un semplice gesto, uno sguardo, che magari ci ha ricordato una situazione molto simile…

La storia 

Non ci sono uomini in questo spettacolo. O meglio gli uomini non sono in scena, ma vengono  evocati di continuo dalle proprie moglie. La scena si apre con quattro donne che giocano a carte, come ogni giovedì. Siamo negli anni Sessanta e le quattro amiche si riuniscono per chiacchierare, confidarsi, sfogarsi, strappare almeno un consiglio… Sono madri e mogli, una diversa dall’altra: c’è Sofia, per esempio, che è appena stata lasciata dal proprio amante ed è la più cinica di tutte (in realtà, interpretata da Caterina Guzzanti, è la più divertente) o la giovane Beatrice, che è incita e ama i libri, innamorata e sconvolta dai terribili discorsi che è costretta ad ascoltare. Le  loro bambine giocano proprio nella stanza accanto e le rivedremo poco dopo già grandi, autonome e non ancora madri. Le vediamo insieme  a distanza di 45 anni rispetto alle loro madri a casa di Giulia. Sua mamma Beatrice si è appena suicidata (molto brava Giulia Michelini a dare voce e corpo alla madre/ figlia) . Eppure proprio in questa situazione delicata si concentrano i momenti più esilaranti. Il meglio di sè lo dà Paola Minaccioni, che qui desidera a tutti i costi avere un figlio che non arriva… Stavolta però lavorano tutte (o quasi). Sono di un’altra generazione, così lontana rispetto a quella delle proprie madri.

In realtà è proprio questo a venir fuori dallo spettacolo: il confronto fra due epoche, fra due modi differenti di pensare, di vivere la femminilità, semplicemente di essere donne. Che poi, certi atteggiamenti, certi modi di fare, sono uguali sempre e ovunque, e allora è proprio lì che noi donne ci identifichiamo e ci ridiamo su. Ma questo è uno spettacolo che farebbe sorridere anche gli uomini. Anche loro, ci scommettiamo, saprebbero riconoscersi nei racconti delle quattro amiche. Ognuno ha una propria identità, perennemente in discussione, perennemente indefinita, eppure sempre vitale.

(l’Unità, 16 novembre 2015)

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