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«Quanto mi sarebbe piaciuto dirigere un bel teatro come questo… », dice sospirando Michele Placido, mentre se ne sta seduto su una poltroncina rossa dell’Eliseo nuovo di zecca. «Eh si perché vengo dal teatro ed è quello il mio percorso, solo incidentato dal cinema e dalla tv… Nel cinema vivo alla giornata. Di sicuro, dopo i fatti di Parigi, sia la scrittura teatrale che quella cinematografica non potranno non tener conto di ciò che è accaduto. Io stesso non posso ignorarlo. Mi piacerebbe girare un film sullo scontro di civiltà tra Islam e Occidente…».

Intanto si prepara ad un doppio debutto previsto per martedì: a Roma andrà in scena Tradimenti di Harold Pinter, spettacolo di cui firma la regia (oltre ad averlo prodotto con la moglie Federica Vincenti), con un cast  interessante formato da Ambra Angiolini, Francesco Scianna, Francesco Biscione (Teatro Eliseo, repliche fino al 20 dicembre); e a Latina partiranno le riprese del suo prossimo fllm, 7 minuti, tratto da un testo di Stefano Massini, già portato a teatro da Alessandro Gassmann.

Per questo film pare sia successo un bel casino… «E come lo sa? – chiede sorridendo – Si si, ho deciso di far fare le parti più piccole alle persone del luogo. Quindi  si sono presentate centinaia di persone, tutti abitanti di Latina. È stata dura, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e martedì iniziamo a girare. Poi c’è stata una specie di protesta perché tutti vorrebbero assistere alle riprese, faremo in modo di accontentare queste perone. Ho deciso di girare proprio a Latina perché è un città che sta attraversando una grave crisi a causa della chiusura di molte fabbriche e il film affronta proprio questo problema, dal punto di vista delle donne. Nel film ci saranno undici ritratti di diverse etnie, undici donne che raccontano la società femminile. Ho coinvolto anche molto compagnie teatrali del luogo e poi ci saranno Ottavia Piccolo e Balkissa Maiga, che erano già nel cast dello spettacolo». 7 minuti si ispira a La parola ai giurati, film di Sidney Lumet del 1957 e racconta di una vecchia e gloriosa azienda tessile acquistata da una multinazionale: non sono previsti licenziamenti, ma undici donne dovranno decidere se accettare la riduzione di sette minuti della pausa pranzo.

Nel cast ci sarà anche Ambra Angiolini, che prosegue, dunque, la sua collaborazione con Placido dopo La scelta, il film da pochi mesi nelle sale e ispirato a L’innesto di Pirandello. A teatro, invece, Placido sceglie Pinter: «Tradimenti è un testo fortemente voluto da Ambra e da Federica, mia moglie. Pinter racconta le nostre fragilità, attraverso un estremo tentativo di amare. Leggendo il testo con gli attori ho ritrovato tante storie attuali, mie e dei miei amici: tutti noi ci facciamo del male e ne facciamo agli altri, esattamente come i protagonisti, che sono sessantottini, intellettuali di sinistra, eppure falliscono e diventano squallidi nel loro privato. In fondo l’autore ci fa riflettere sullo stato di decadenza dell’Occidente attraverso il fallimento della famiglia. I personaggi hanno dei figli, eppure non li nominano mai, come se non fossero importanti». E pensare che Placido, invece, alla famiglia ci tiene eccome, tanto da non rinunciare a trascorre i suoi weekend con figli e nipoti: «Provengo da una famiglia di otto persone. Io ne ho 5 di figli e ho circa 30 nipoti.. siamo tutti a Roma e quindi la domenica ci vediamo. Ci sediamo a tavola e iniziamo a parlare di Padre Pio e così via… può succedere di tutto…».

Ma ai suoi nipoti, chiediamo, cosa ha raccontato del Sessantotto, di cui torna a parlare nello spettacolo (dopo il film Il grande sogno) e che ha vissuto da poliziotto (ha partecipato alla battaglia di Valle Giulia) prima di dedicare la sua vita arte? «Ero molto giovane allora e ho vissuto il Sessantotto da entrambe le parti: da poliziotto e da studente. La mia esperienza è diversa rispetto a quella della coppia di Pinter. Loro sono delle persone intellettuali molto preparate, la fine della loro storia d’amore in fondo è anche il fallimento di un’utopia rivoluzionaria. Ma io  non credo che il Sessantotto sia stato un fallimento totale, sono accadute anche delle cose belle e sono quelle di cui parlo con i miei nipoti: la tolleranza, il rispetto, la voglia di lottare. È questo che dobbiamo insegnare a giovani. In questi giorni, per esempio, parlo con i miei nipoti di quello che sta accadendo, cerchiamo insieme di capire quale atteggiamento adottare di fronte al terrorismo, li invito a non farci prendere dal panico. E non è vero che le nuove generazioni sono più passive, basta pensare a Valeria Solesin. Il messaggio del padre è un messaggio di amore e ci dice quanto fosse speciale questa ragazza. Mi infastidisce, invece, l’atteggiamento che spesso abbiamo verso la classe politica. Si può essere d’accordo o no con Renzi ma vivaddio non abbiamo più a che fare con la vecchia politica…».

E con gli attori, che regista è? «Il teatro non mi stanca mai, mi dà sempre un’adrenalina straordinaria. Quando inizio un nuovo lavoro uso il mio istinto attoriale, non mi voglio imporre. Costruisco lo spettacolo con i miei attori. Diciamo che sono un capocordata». «E il pubblico ride perché tutti noi, se qualcosa accade agli altri, ne vediamo l’assurdità», aggiunge Francesco Scianna riferendosi a Tradimenti. «Tradirsi a volte significa conoscersi un po’ meglio – spiega Ambra Angiolini – : la mia Emma è disposta a tradirsi prima ancora che a tradire, è una donna silenziosa e molto moderna nel suo cercare continuamente  se stessa». Placido  ci anticipa che continuerà a produrre, tramite la Goldenart, soprattutto testi di drammaturgia contemporanea: «Il prossimo anno debutterà Il Padre con Alessandro Haber e poi stiamo scegliendo proprio in questo periodo un nuovo testo italiano». Intanto proprio in questi giorni lo vediamo recitare nella serie tv In Treatmen, regia di Saverio Costanzo, che ha preso il via su Sky Atlantic e che ricalca esattamente tempi e appuntamenti di una seduta psicanalitica. «Non sono mai andato in analisi perché ho tanti fratelli e sorelle con cui parlare…» dice. «Ma lui – scherza Ambra Angiolini – ne ha mandati tanti in analisi!».

(l’Unità, 25 novembre 2015)

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