Tag

, ,

Da lassù, i suoni della natura hanno tutta un’altra musica e il profumo delle foglie è così intenso che potresti ubriacarti di essenze, mentre la luce filtrata dai rami sembra accarezzarti timidamente. Perfino gli alberi, quei tigli secolari che avvolgono e sorreggono le cinque case vincitrici del progetto Foresta – primo esperimento di residenza artistica in case sugli alberi nato all’interno del TerniFestival – a guardarli bene non sono alberi come tutti gli altri. Sono alti, maestosi, belli. E la loro forma ricorda quella delle mani, aperte e rivolte verso l’alto, pronte ad accogliere, ad ospitare, ad aprirsi all’arte e al mondo, che ti invita ad osservarlo da un’altra prospettiva.
Proprio partendo da questa suggestione, ma non solo, nasce l’idea del progetto Foresta: «Quegli alberi sembrava quasi che mi chiamassero – racconta Leonardo Delogu, artista residente e curatore del progetto – Osservando la potatura di quei tigli ho immaginato che sarebbe stato bellissimo se avessero sorretto delle case… L’idea si sposava perfettamente con i temi sui quali lavoro da anni (dal lavoro sul camminare alle pratiche di abitazione) e con le domande che cerco di pormi sul presente: cosa sta accadendo? Quale è l’identità di un città come Terni? Che poi sono le stesse questioni su cui riflette il TerniFestival 2016, dunque è stato naturale dialogare insieme e soffermarci, in particolare, sul tema della rigenerazione urbana».
Leonardo Delogu – insieme agli altri 4 artisti in residenza: Michele Di Stefano, Friso Wiersum, Veridiana Zurita, Christophe Meierhans – ha vissuto per quindici giorni proprio lassù, tra foglie, uccelli e tanti insetti. Sole, pioggia, vento non lo hanno scoraggiato neanche per un secondo. Il suo giaciglio, seppur precario, è stato a rotazione in quelle cinque bellissime abitazioni dalle forme più strane, che trasformano gli spazi esterni del Caos (Centro Arti Opificio Siri) in un luogo dove è ancora possibile sognare, anche solo tornando indietro nel tempo alla nostra infanzia (chi di noi non mai desiderato rintanarsi in una casa sull’albero?) o immaginando un futuro diverso.
«Da undici anni, in questi ex spazi industriali si svolge il Terni Festival Internazionale della creazione contemporanea – ci racconta la direttrice artistica Linda Di Pietro – Il Festival è stato pensato da Indisciplinarte nell’ambito di un progetto per la creazione di un polo per le Arti contemporanee e per la riqualificazione di aree industriali dismesse, che è diventato un luogo vivo tutto l’anno. Uno spazio in cui convivono il Teatro Secci, il Museo civico, il cinema, uno spazio per le residenze artistiche e dal prossimo anno perfino un ostello da 10 posti. Chi pernotterà nell’ostello contribuirà concretamente a produrre cultura perché una parte dei soldi servirà a finanziare gli spettacoli».
Ma quelle cinque case come ci sono arrivate, vi starete chiedendo, sui tigli centenari del Caos? Prima di tutto attraverso un Bando internazionale al quale hanno partecipato ben 86 concorrenti. Una giuria nazionale (di cui fanno parte Stefano Boeri, Mariella Stella e Leonardo Zaccone) e una giuria tecnica hanno poi scelto i cinque progetti vincitori, che sono: Equalogical Lab, gruppo di lavoro italiano; Jacob Dench, Dario Sanchez, Chris Pugsley, neozelandesi; Zapoi, Falegnameria Fa.Sa. e Simone Picano-Valeria Poggiani-Mauro Poggiani, tutti italiani.
Le casa più grande assomiglia alla carrozza di Cenerentola, con la sua scala curva che arriva al cuore dello spazio abitativo per poi proseguire come prolungamento del solaio ligneo fino a terra. Gli artisti in residenza l’hanno ribattezzata Mercedes-Benz. In realtà si chiama Geo-Desto, il Nido Modesto ed è stata creata dalla Falegnameria Fa.Sa. di Campobasso, che ha pensato ad una forma sferica, rigida ma leggera. Poi c’è la Cloudster, detta anche Casa rossa, ideata da Equalogical Lab, che ha pensato ad una struttura ancorata a terra, senza gravare sull’albero. È una auto-costruzione che utilizza materiali naturali e riciclati. Lì dentro c’è un materasso, una piccola panca, uno sgabello, un piccolo spazio in cui studiare insomma, e una rete elettrica, ma senza allacci di gas né acqua. L’essenziale per trascorrere i pomeriggi in solitudine.
La casa immaginata dal gruppo neozelandese Dench-Sanchez-Pugsley, si chiama, invece, Ottavia e si ispira ad una delle Città Invisibili di Italo Calvino. È una specie di città ragnatela, o anche di grande tenda sospesa, in cui il giaciglio è formato da un’amaca. Un po’ pericolosa, forse, per dormire (c’è il rischio di cadere da lassù!), ma senza dubbio affascinante, come un precipizio in mezzo a due montagne scoscese, dove la città è il vuoto, legata alle due creste con funi, catene, passerelle.
Il gruppo campano Zapoi ha creato Lampiride (detta anche dagli artisti Ikea), una specie di lucciola, un punto luminoso nel buio della natura che sembra sospeso nelle ore notturne, mentre di giorno assomiglia più ad un coleottero sorretto da una struttura di pilastri e travi a vista. Peter Pan, infine, pensata dai due architetti (Simone Picano e Valeria Poggiani) e un operaio ternano in pensione (Mauro Poggiano) è un vero e proprio nido, una casa formata da decine e decine di corde annodate attorno ai rami con un metodo che non prevede l’utilizzo di chiodi o colle. Ma ognuno di voi, osservandole, potrà vedere in realtà cio che vuole, o meglio cio che la vostra fantasia vi suggerisce.
Il cuore del progetto ideato da DOM e cofinanziato dalla Fondazione Carit, comunque, sta in un dispositivo architettonico in grado di comunicare con l’esterno e accogliere al proprio interno la vita e le idee degli artisti in residenza. L’installazione ricrea, quindi – attraverso giochi di luce, costruzioni e allestimenti di spazi dedicati all’incontro – l’intricato ecosistema della foresta. In questa situazione i 5 artisti hanno studiato e guardato il mondo dall’alto, immersi nella natura, rispettandone i ritmi e immaginando un progetto che sarà realizzato nell’edizione 2017 del Terni Festival.
«Trovo che sia una situazione molto dinamica – ci racconta Michele Di Stefano, coreografo e performer fondatore del gruppo Mk – La casa è idealmente un rifugio, ma nello stesso tempo è un luogo in cui l’esposizione è molto forte». La gente, infatti, passeggia tra i tigli, attraversa quel luogo ad ogni ora. Ma stavolta con lo sguardo rivolto in su. «In questi giorni abbiamo cercato soprattutto di capire certe connessioni e abbiamo camminato molto insieme noi artisti», racconta Veridiana Zurita, artista brasiliana che lavora soprattutto sulle relazioni tra l’interiorità e lo spazio. «Adoro svegliarmi tra gli alberi – dice Christophe Meierhans, belga, da anni concentrato sullo sviluppo di strategie di intervento nel quotidiano attraverso la manipolazione delle conversazioni sociali e delle abitudini condivise – L’altro pomeriggio mi sono addormentato e avevo un piede che usciva fuori dalla casa… Ad un certo punto ho sentito la gente che iniziava a chiamarmi. Le persone cercano di interagire con noi». «È un esperimento interessante, soprattutto per il concetto di comunità – aggiunge Friso Wiersum, che con il collettivo Expodium si dedica ai temi relativi all’arte, alla politica e al city making – E poi mi aspettavo una città grigia, post-industriale, invece qui ho trovato una bellissima vitalità».
Ogni mattina, attraverso gli incontri coordinati da Silvia Bottiroli, gli artisti si raccontano e si confrontano anche con il pubblico. Il legame stesso con il territorio, in realtà, non è mai interrotto. Interessante, per esempio, il dialogo serale che si instaura con gli inquilini del condominio di fronte al parco. Sui balconi sono state installate delle luci colorate che si accendono a seconda della risposta che ciascuna famiglia, dopo averne discusso durante la cena, decide di dare alle domande rivolte dagli artisti muniti di altoparlante.
D’altra parte il Terni Festival è anche questo: un momento di confronto continuo e aperto alla ricerca di una identità che è anche azione creativa. Intanto la programmazione del Festival (che dallo scorso anno si è fuso con il Teatro Stabile dell’Umbria) va avanti, fino a oggi, con i suoi artisti provenienti da tutto i mondo (fra i tanti Livia Ferracchiati, Lucia Calamaro, Fernando Rubio, Salvo Lombardo) e la sua voglia anche di mettersi in gioco, producendo, rischiando, sperimentando sempre e comunque.

(l’Unità, 25 settembre 2016)

Annunci