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Poveri illusi, disperati, frustrati, sfigati. E ce ne sono in giro, direte voi. Basta entrare, per esempio, in un bar qualunque di una città qualunque. Lì dentro di storie da ascoltare ce ne sono a bizzeffe. Entrano ed escono con una tale rapidità che a volte si resta un po’ frastornati. Più che dalla schiettezza, in verità, da una sincerità disarmante che non ha neppure bisogno di parole quando certi gesti o i personaggi stessi sono davanti ai nostri occhi. Come quelli, per esempio, che popolano il bar di cui stiamo per parlarvi. Un luogo dove trascorrono le loro giornate cinque “animali da bar” capaci di spiazzarci a tal punto da lasciarci immobilizzati come se ci avessero preso a schiaffi, così all’improvviso e senza motivo, ma subito dopo ci fossimo fatti una gran risata perché, tutto sommato, volevano solo tenerci svegli, destare la nostra attenzione.
E mica è detto che dopo aver portato in giro per due anni uno spettacolo di successo come Thanks for Vaselina (che presto diventerà un film), il lavoro successivo di Carrozzeria Orfeo sia all’altezza. Invece, questo Animali da bar della compagnia mantovana (prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana e in scena fino a domenica al Piccolo Eliseo di Roma) è proprio un bello spettacolo, pop, dark, blues, cattivo, schietto, divertentissimo. Sì, è tutte queste cose insieme.
Il testo di Gabriele Di Luca, che è anche co-regista con Alessandro Tedeschi e Massimiliano Setti e co-interprete con Beatrice Schiros, Pier Luigi Pasino, Paolo Li Volsi, Massimiliano Setti, è molto ben scritto. Politicamente scorretto e pieno di slang, arriva dritto dove deve arrivare, come pure i suoi personaggi: Mirka (bravissima Beatrice Schiros) è una donna ucraina che affitta il proprio utero ad una coppia di italiani; ha avuto un’infanzia difficile e ascolta tutte le musiche dei cartoni animali (il siparietto nell’ultima parte dello spettacolo, quando canta le canzoni di Frozen-Il regno di ghiaccio mentre si prepara ad una cenetta per due, oltre ad essere uno dei pochi momenti romantici, è riuscitissimo); Milo Cerruti (Gabriele Di Luca), invece, è un imprenditore ipocondriaco che gestisce un’impresa di pompe funebri per animali di piccola taglia, ed è l’unico che alla fine ce la fa…; poi c’è Colpo di frusta (Massimiliano Setti), un buddista che si nutre solo di mele e che subisce le violenze della moglie; Sciacallo (Paolo Li Volsi), invece, è uno zoppo bipolare che ruba nelle case dei morti il giorno del loro funerale, vorrebbe riscattarsi agli occhi dei suoi compagni di classe ma non ci riesce; e poi c’è Swarovski (Pier Luigi Pasino), scrittore alcolizzato, incazzato e pronto a sputare veleno su chiunque gli capiti sotto tiro; è costretto dal suo editore a scrivere un romanzo sulla grande guerra ma finisce per raccontare quella trincea quotidiana in cui si ritrova…
Chi vi ricorda? Bukowski, certo, e non è solo lui a ricordarcelo, dato che il sesto “animale da bar”, che ascoltiamo solo in voce, è Alessandro Haber, che a Bukowski somiglia molto per certi aspetti e allo scrittore ha anche dedicato uno spettacolo di successo (Haberowski). Qui è un vecchio malato, razzista, che sbraita contro Mirka… Ecco, i temi sono tanti e tutti mescolati: dal razzismo alla fecondazione assistita, dal comunismo a Dio.
È un grande zoo la notte, ma questi animali rabbiosi cercano solo una via di uscita e si aggrappano come possono appena vedono uno spiraglio; c’è chi gioca alla roulette russa con tanto di musica di Gomorra – la serie in sottofondo… Peccato che Animali da bar caschi proprio nel finale, prevedibile e scontato. Resta, tuttavia, uno spettacolo assolutamente da vedere (dopo il Teatro Eliseo di Roma sarà il 4 febbraio al Teatro Herberia, Rubiera; il 5 febbraio a Montepulciano; dal 27 marzo al 2 aprile all’Elfo Puccini di Milano).

(l’Unità 20 gennaio 2017)

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