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Bel mistero quello del Teatro Valle. Che come una matrioska russa sembra contenere al suo interno tante altre piccole e grandi “sorprese”. Solo che in questo caso le “sorprese” non sono affatto piacevoli. Soprattutto per chi ha amato quel meraviglioso teatro e per chi ha a cuore la sua storia, la nostra storia.
Vi risparmiamo il riassunto della sua dolorosa vicenda, il cui esito finale è noto a tutti: il più antico teatro di Roma è chiuso al pubblico dall’11 agosto del 2014, quando si è concluso il periodo dell’occupazione successivo allo smantellamento dell’Eti (Ente teatrale italiano) di cui era parte, e tutt’ora è in uno stato di totale abbandono (come dimostrano le immagini pubblicate pochi mesi fa dal Corriere della sera) nonostante la promessa da parte del Comune di Roma di avviare i lavori di ristrutturazione per cui sono stati stanziati 3milioni e mezzo di euro. I lavori, secondo la Sovrintendeza capitolina ai Beni culturali, sono iniziati il 29 dicembre scorso, ma Alessandro Gassmann, che da tempo conduce la sua battaglia per la riapertura del Valle, denuncia sui social che l’ingresso è sigillato da tre anni. Riaprirà mai? Lo speriamo tutti, ma intanto vogliamo provare a fare la conta dei danni? Ci limitiamo a raccontarvi un bel mistero che finora nessuno è riuscito a risolvere: dove è finito l’archivio del Teatro Valle? Ci riferiamo ai manifesti, alle locandine originali, ai programma di sala che erano conservati nelle cartelline sistemate nella grande libreria a giorno dell’ufficio all’ultimo piano del Teatro. Lì c’erano documenti preziosi, dei piccoli grandi gioielli, che andavano dal 1936-7 a oggi. Solo chi ha frequentato Archivi, Biblioteche, o anche semplici mercatini, sa cosa si prova ad avere fra le mani materiali d’epoca. E 30-40 locandine originali, che raccontavano, per esempio, del debutto di Totò o De Filippo, erano appese in bella vista alle pareti. Dove sono finite? Idem certi mobili, svaniti nel nulla. Abbiamo provato a scoprirlo, ma di quel materiale non c’è traccia. Quando e da chi è stato spostato? E soprattutto dove è andato a finire?
Su tutto il materiale che era in teatro nel 2011, quando cioè è iniziato il periodo di occupazione del Valle, dovrebbe vigilare la Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio. Che invece non ha informazioni in merito. L’unica traccia che c’è è una cartellina semivuota contente un unico foglio datato 2006 contenente la richiesta di censimento del materiale presente in teatro. Censimento che, evidentemente, non è mai stato fatto. «Tutto quello che c’era prima dell’occupazione è stato inscatolato e mandato al Ministero dei Beni culturali» ci assicura Isabella Guidoni, ultimo direttore del Teatro Valle. «Alla Direzione Generale Spettacolo dal vivo in piazza Santa Croce in Gerusalemme», ci dicono dal Ministero. Una parte del cosiddetto “archivio Valle”, in effetti, è andato a finire lì, ma solo la parte amministrativa: pagamenti Siae, buste paga, contratti di scrittura, insomma tutti atti formali privi di valore storico. Anche qui di locandine, manifesti, programmi di sala neanche l’ombra. «L’unica cosa di valore che avevamo – qualche libro e rivista – l’abbiamo spedita alla Biblioteca Spadoni del Teatro La Pergola di Firenze», aggiungono dalla Direzione Generale Spettacolo dal vivo. Dal Centro Studi della Fondazione Teatro della Toscana, tra l’altro, ci dicono di avere 3-4 scatole piene di fotografie provenienti dall’ex Eti (e quindi anche dal Valle). Che probabilmente erano sistemate proprio in quella libreria all’ultimo piano. Ma le locandine? I manifesti? I programmi di sala?
«Quando abbiamo occupato il teatro non c’era niente» ci racconta Laura Verga, che fu una delle prime ad avervi preso parte. Lì dove c’era l’archivio nel periodo dell’occupazione era diventata la stanza dormitorio, piena di brandine. «Le locandine appese alle pareti le aveva fatte incorniciare Antonio, lo storico custode del teatro che purtroppo oggi non c’è più. Lui sapeva tutto del teatro». Poi Laura aggiunge: «L’unico materiale che abbiamo trovato al nostro arrivo era nel sottopalco: ma si trattava di documenti privi di valore, borderò, o contratti degli anni Sessanta. Abbiamo anche provato a chiamare la Siae per sapere se erano interessati, ma ci hanno detto di no. Così sono finiti nella nostra biblioteca, che raccoglie i libri e le riviste donati durante il periodo dell’occupazione. Con la fine della nostra esperienza la biblioteca è stata smembrata e attualmente si trova in qualche casa».
Tanti i “gioielli” che mancano all’appello. Per esempio dov’è conservato il manifesto originale di Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello, che andò in scena per la prima volta proprio al Valle nel 1921? La curiosità è che non era in teatro neanche durante gli anni di piena attività… Si trova forse nel Fondo Capranica depositato alla Biblioteca del Burcardo? Un altro pezzo di archivio, tra l’altro, è nella residenza della marchesina Capranica del Grillo in largo del Teatro Valle. Insomma, tra parti sparse qua e là e parti sparite, possiamo proprio dire che l’archivio del Teatro Valle è a pezzi. A questo punto chiudiamo con un appello: se qualcuno sa dove è finito tutto quel prezioso materiale che documenta la vita del Teatro Valle batta un colpo. È parte della nostra storia.

(l’Unità, 31/01/2017) 

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