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Partiamo dalla fine per raccontarvi la nostra chiacchierata con Filippo Timi, attore amatissimo dal pubblico e non solo per l’indiscutibile talento, ma anche per quella sua capacità di sorridere sempre alla vita. Tenebroso e solare insieme, non si può certo dire che Timi si sia fatto mancare qualcosa durante la sua carriera. A 42 anni ha già alle spalle tanto teatro, cinema, e poi la tv e i romanzi. E soprattutto personaggi diversissimi con cui confrontarsi, caratteri da scoprire o da amare, da capire e far capire: dittatori, pornodivi, criminali, poliziotti, operai militanti…
Filippo, la sua galleria di personaggi è bella nutrita… ce n’è uno che vorrebbe tanto interpretare ma nessuno osa chiederle?
«Bella domanda, ci devo pensare. Umh… (ci riflette un attimo, ndr) Sì, ce l’ho! Mi piacerebbe tanto essere Majakóvskij! Rasarmi i capelli a zero e leggere le sue poesie russe che declamava in teatro… Che forza sarebbe! Ma a chi interessa? Pensi a quanto è bella La nuvola in calzoni? (e inizia a declamare, ndr) L’ho anche tradotta in dialetto umbro e una volta recitata in pubblico».
L’appello lo abbiamo lanciato, non si sa mai… Intanto, proprio in questi giorni, lei è impegnato in teatro con un adattamento di un testo mica da niente… Casa di bambola di Ibsen, qui diretto, adattato e tradotto da Andrée Ruth Shammah (produzione Teatro Franco Parenti – Fondazione Teatro della Toscana). E ovviamente non si accontenta di interpretare un solo personaggio, ma ben tre…
«Casa di bambola è un testo bellissimo e pieno di sfaccettature. Io vesto i panni di tre uomini molto diversi fra loro. Il dottor Rank, per esempio, è un fiume arido, dove non scorre acqua: ha preso la sifilide dal padre quando era bambino ed è come marchiato, non può avere relazioni. È innamorato, ma rifiutato. L’unico momento di gioia è quello in cui sta per morire. Helmer, invece, è un guerriero, è il marito padrone, il borghese ipocrita da cui Nora (interpretata da Marina Rocco, ndr) fugge, ma se leggi il testo capisci che non è così. E poi c’è Krogstad, il procuratore, l’uomo che vuole farcela e che paga l’ingiustizia. Tre personalità complesse, dolorose, primordiali».
A quale dei tre somiglia di più Filippo Timi?
«In tutti e tre ci sono situazioni che ho conosciuto. So cosa vuol dire essere un attore “rifiutato”, per esempio, conosco quella voglia di farcela e di difendersi. E come me anche tutti gli altri attori della compagnia».
Torna a Roma, dove hai vissuto a lungo, e cosa prova? La trova cambiata?
«Ormai vivo a Milano da tanto, eppure ogni volta che posso cerco di tornare nella Capitale. So che quando vengo qui devo mettere in conto, per esempio, che c’è un traffico bestiale e che quindi i tempi sono quelli che sono però… i tramonti, villa Borghese, i romani… tutto bello».
Nonostante la giunta Raggi?
«Ne abbiamo viste di tutti i colori a Roma, quindi… Quello che conta per me è che sto per andare in scena con uno spettacolo importante in un Teatro come l’Argentina (dove sarà in scena da al 7 al 19 febbraio; oggi e domani, invece, Teatro dei Rinnovati di Siena, ndr) e mi cago sotto!».
La sua gavetta è cominciata tanti anni fa proprio in teatro (quanti spettacoli con Giorgio Barberio Corsetti!). Quando l’Angelo Mai era al rione Monti faceva lì i suoi workshop. Poi è arrivato il cinema e le ha cambiato la vita: Bellocchio, Ozpetek, Placido, Costanzo, Salvatores… che cosa è per lei il cinema?
«Per me il cinema è un sogno meraviglioso e quando si concretizza sono al settimo cielo. Girare film, confrontarsi, raccontare, lavorare con il regista… quel mondo lì per me è un regalo. Ecco perché è così bello. Il teatro è un’altra cosa. È come se fossero due sport diversi: il football e il basket, che ne so… Hanno tempi diversi».
Parliamo di tv: i Delitti del BarLume. Davvero quella che abbiamo appena visto su Sky è stata l’ultima serie?
«Io spero proprio di no, e che arriverà una nuova serie perché io mi diverto moltissimo! Lavoriamo tutti con il sorriso, ci vogliamo bene. Se poi mi pagano anche per divertirmi… meglio di così!».
Una volta finita la tournée di Una casa di bambola che progetti ha?
«Devo finire il mio romanzo. Tema? L’Olimpo umbro… E poi vorrei scrivere il mio nuovo spettacolo sul potere. Insomma, tra un paio di mesi ho in programma di scrivere scrivere scrivere».

(l’Unità, 4 febbraio 2017) 

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