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Gentile Direttore,
riguardo l’appello lanciato da Francesca De Sanctis nell’articolo “Teatro Valle. Il giallo degli archivi” pubblicato sull’Unità lo scorso 31 gennaio è opportuno precisare che la documentazione di natura amministrativa e di programmazione che costituisce l’archivio del Teatro Valle, parte integrante delle carte dell’ex Ente Teatrale Italiano, è custodita presso il deposito della Direzione Generale Spettacolo, dove è in corso dallo scorso ottobre un intenso lavoro di esame e sistemazione di tutto il materiale, dapprima suddiviso per aree tematiche e collocato in apposite scaffalature per poi essere interessato da una successiva fase di censimento.
Nell’ambito di tale attività sono state individuate diverse cartelline contenenti materiale di uso corrente dell’ufficio di promozione del Teatro Valle con informazioni di varia tipologia fornite dalle compagnie sugli spettacoli, che possono includere in linea di massima il programma di sala, la locandina e talvolta fotografie. Tali documenti riguardano la programmazione dello storico teatro della capitale a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, periodo in cui cominciò la gestione dell’Ente Teatrale Italiano.
La Direzione Generale intende sviluppare ulteriormente, in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, il lavoro di censimento della documentazione depositata presso la sede.

Con viva cordialità,

Onofrio Cutaia
Direttore Generale
per lo Spettacolo dal Vivo
del MiBACT
Il Teatro Valle sembra proprio non avere pace. Eppure qualcosa si muove. Oltre alla sua disastrosa chiusura e allo stato di abbandono in cui versa, avevamo denunciato, su queste pagine (https://francescadesanctis.wordpress.com/2017/02/03/teatro-valle-il-giallo-degli-archivi/), la sparizione dell’archivio storico. Ci spieghiamo meglio, riassumendo ciò che era emerso dalla nostra ricerca.
All’ultimo piano dello storico teatro capitolino, per anni e fino allo smantellamento dell’Ente teatrale italiano avvenuto nel 2010 e di cui era parte il Valle con il Quirino, la Pergola di Firenze e il Duse di Bologna, erano conservati manifesti, locandine, programmi di sala. Piccoli grandi gioielli risalenti al periodo che andava dal 1936-7 a oggi e che documentavano la vita del teatro, attraversato nel tempo da tantissimi artisti: da Vittorio Gassmann a Totò, da Anna Magnani a Eduardo De Filippo. Inoltre, lungo le pareti dello storico edificio, erano in bella mostra almeno 30-40 locandine originali.
Ci chiedevamo che fine avesse fatto tutto quel materiale, dato che non ne sapevano nulla né gli occupanti del Valle, né la Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio, né la Direzione Generale per lo Spettacolo dal vivo, che ci aveva detto di conservare solo documenti di natura amministrativa.
Ora è arrivata in redazione una lettera del direttore generale per lo Spettacolo dal vivo del Mibact, Onofrio Cutaia, che pubblichiamo integralmente qui accanto. Siamo felici di sapere che «è in corso dallo scorso ottobre un intenso lavoro di esame e sistemazione di tutto il materiale, dapprima suddiviso per aree tematiche e collocato in apposite scaffalature per poi essere interessato da una successiva fase di censimento». La documentazione di cui si parla sarebbe non solo di natura amministrativa ma anche di programmazione («in linea di massima il programma di sala, la locandina e talvolta fotografie»). Il periodo storico di riferimento, però, parte dagli anni Cinquanta del Novecento, scrive Cutaia. Dunque, la prima domanda è: i documenti relativi agli anni Trenta e Quaranta dove sono? Secondo il soprintendente Mauro Tosti-Croce sarebbe tutto lì, «inscatolato di fretta e mandato alla Direzione generale per lo Spettacolo dal vivo. Ora è stato varato un progetto, già finanziato – aggiunge -, per recuperare tutto quel materiale e censirlo».
La seconda questione è: come mai la Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio, che dovrebbe vigilare su questi beni, non è mai stata informata del trasferimento in altri luoghi dell’Archivio del Teatro Valle? «È successo tutto rapidamente – ci dice ancora il soprintendente facendo riferimento alla soppressione dell’Eti – Non c’è stato il tempo di comunicare nulla. L’importante è che l’archivio ci sia e che vedrà la luce».
Terza ed ultima questione: dove sono finiti alcuni arredi storici che contribuivano, con la documentazione cartacea, a scrivere la storia del teatro in cui debuttò Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello?
Purtroppo ci sono ancora dei tasselli mancanti in questa storia che sembra fare a pezzi un bene della collettività. La città ancora oggi è priva di quel meraviglioso teatro che attende di essere salvato dal Comune di Roma. Per il restauro sono stati a stanziati 3 milioni di euro. Ma al momento tutto è fermo.

(l’Unità, 14 febbraio 2017)

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