Tag

,

Il mondo della cultura e dello spettacolo accanto alla famiglia di Stefano: una onlus, una piéce teatrale e il progetto di Fandango
«Un drogato di merda. Un diverso. Un Corpo a perdere. Uno di quelli di cui si dice, nel gergo di certi sbirri, che abbiano il nome all’anagrafe scritto a matita. Perché cancellarlo è un attimo. E nessuno verrà a reclamare». Così scrive, di Stefano Cucchi, Carlo Bonini. Lo fa nel suo libro-inchiesta, Il Corpo del Reato (Feltrinelli), che presto diventerà una serie tv. Una vicenda orribile e vergognosa quella di Cucchi, che ha che fare con l’abuso di potere, con la violenza nelle carceri, con la fragilità dello Stato di diritto e con la tragedia privata, diventata sofferenza e dolore collettivi, di un ragazzo finito nelle mani di chi dovrebbe garantire la sua e la nostra sicurezza. La storia invece, dopo sette anni e 45 udienze, sappiamo come è andata: Stefano è stato pestato da uomini in divisa senza che altri uomini, quelli in camice bianco, abbiano detto nulla. Un caso raccontato anche grazie al processo (è di pochi pochi giorni fa la notizia del rinvio a giudizio di cinque carabinieri coinvolti nell’indagine bis sulla morte di Stefano, deceduto il 22 ottobre del 2009 all’ospedale Pertini, sei giorni dopo essere finito in manette per possesso di droga), e alla forza della famiglia, che ha scelto eroicamente di combattere l’indifferenza.
1
Dal libro al piccolo schermo
Quello che è accaduto a Stefano Cucchi merita di essere raccontato, con qualunque mezzo a disposizione. Anche il mondo della cultura può fare la sua parte: il cinema, la televisione, il teatro. Siamo felici di sapere, quindi, che la Fandango di Domenico Procacci ha acquisito i diritti per un adattamento cinematografico/televisivo del libro di Carlo Bonini. «Stiamo lavorando ad un progetto di serie tv. Il broadcaster non è ancora definito, ma è intanto iniziato il lavoro di scrittura che vede coinvolto lo stesso Bonini insieme a Daniele Vicari, Laura Paolucci ed Emanuele Scaringi, lo stesso gruppo di scrittura di Diaz. A Daniele Vicari, con cui lavoriamo sin dal suo esordio verrà affidata la regia».
2

Parla domenico procacci
Cerchiamo di capire qualcosa in più da Procacci stesso, che ci racconta: «L’idea di realizzare un film sul caso Cucchi ci accompagnava da tempo, ma non riuscivamo a trovare la chiave giusta. Poi, grazie al libro di Bonini, abbiamo trovato quella chiave, che ci porta ad allargare lo sguardo su ciò che è accaduto anche dopo. Raccontarlo merita però uno spazio più lungo rispetto alla durata media di un film, per questo abbiamo pensato ad una serie televisiva. In questo momento siamo nella fase di scrittura, ci sono incontri in corso, abbiamo parlato con diversi interlocutori e devo dire che abbiamo riscontrato molto interesse, ma è ancora un po’ presto per affermare con certezza su quale canale andrà in onda. Anche riguardo al cast ci sono tante belle idee in ballo, ipotesi che se dovessero realizzarsi darebbero al film anche un certo spessore per la qualità degli attori coinvolti».
Sui tempi, qualche certezza in più. «Nei primi mesi dell’anno 2018 – prosegue Procacci – la serie potrebbe andare in onda. Una cosa di cui sono particolarmente contento è che Carlo Bonini si sia messo al lavoro anche sulla sceneggiatura e che si sia ricomposto il gruppo di scrittura della Diaz. Senza dubbio seguiremo con trepidazione il processo. Credo che di certi fatti sia necessario parlare. È interessante e importante raccontare i processi. Penso a Carlo Giuliani e a quanto sarebbe stato illuminante sapere di più se ci fosse stato un processo in grado di raccontare i minuti successivi alla morte del ragazzo simbolo del G8 di Genova. Nel caso di Cucchi un processo c’è e credo sia un’occasione da cogliere».
Intanto nasce l’associazione intitolata a Stefano Cucchi, «che non è l’associazione della famiglia Cucchi – ci tiene a precisare Ilaria, sorella di Stefano – ma di tutte quelle persone, con percorsi diversi, che hanno scelto di mettersi in gioco, persone fantastiche che hanno deciso che valeva la pena unirsi a noi per dare voce a chi non ha voce. Se la giustizia fosse giusta e uguale per tutti, funzionerebbe da sola; invece chiede a famiglie come la nostra un sacrificio grandissimo. Sono felice di non essere più sola. Stefano è morto da solo, come un cane; ma forse il significato della sua vita era quello di dare voce agli altri. È morto d’indifferenza, e questa associazione farà in modo che questo non accada più».
3
La nascita della onlus
Sabato scorso per festeggiare la nascita della onlus (fondata con Ilaria da Fabio Anselmo, Rossana Noris, Angela Gennaro, Giulia Bosetti, Irene Testa, Laura Renzi, Davide Lubrano) erano in tanti alla Città dell’Altra economia di Roma: oltre alla presenza della famiglia Cucchi al completo (i genitori Giovanni e Rita, la sorella Ilaria), c’erano molti artisti e personalità di spicco della società civile, dai giornalisti Lucia Annunziata e Riccardo Iacona al magistrato Enrico Zucca, dal Garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia all’avvocato storico dei Cucchi, Fabio Anselmo, fino ad arrivare ad artisti che attraverso la loro musica hanno tenuto le persone incollate al palco e parliamo di Alessandro Mannarino, Elio Germano, Makkox, Zerocalcare, Chef Rubio, Marco Conidi e Andrea Rivera.
«È stata una serata molto emozionante. Vedere tutta quella gente, persone comuni, famiglie con bambini in silenzio per tutta la durata della manifestazione – prosegue Ilaria – … La mia storia racconta il malessere e la frustrazione di chi si ritrova a misurarsi con persone più potenti. Parlo degli ultimi della società. Stefano era uno di loro. La mia famiglia ha dovuto congelare il dolore per darsi da fare, nel nome della verità». Nella bellissima lettera scritta al fratello e letta durante la serata da Elio Germano scrive: «Stefano è stato fortunato perché è uscito dall’anonimato di morte della quale doveva essere considerato colpevole. Tanti altri non hanno avuto uguale fortuna. Sono rimaste vittime, anonime, calpestate ed ignorate».
4
La petizione su change.org
La onlus ha avanzato anche una proposta legislativa, partendo dalla petizione lanciata su Change.org che ha già raccolto oltre 240mila firme e finalizzata a raccogliere il più ampio consenso parlamentare «affinché in Italia venga approvata una legge contro la tortura, per dare voce a tutti gli altri Stefano, in una società come la nostra, abituata a girarsi dall’altra parte».
La prima cosa da fare, quindi, è guardare avanti e parlare, parlare, parlare. E Ilaria lo ha capito quel giorno di sette anni fa in cui mostrò per la prima volta ai giornalisti la foto del corpo martoriato del fratello.
C’è anche uno spettacolo teatrale che da qualche anno gira l’Italia raccontando a modo suo la storia di Stefano. S’intitola: Luci della città/Stefano Cucchi di Pino Carbone e Francesca De Nicolais, un confronto ideale fra Charlie Chaplin e il ragazzo di Tor Pignattara, due reietti della società, che ognuno a suo modo e ognuno nel suo tempo, cadono sotto pugni, schiaffi, calci sempre più forti di fronte ad un avversario che gioca sporco. Ma quel fiore in scena è la luce che illumina il buio, la speranza che resiste e ci indica la via da percorrere.

(l’Unità, 23 febbraio 2017)

Annunci