Tag

, ,

Un ladro buono e un professore con velleità letterarie. E poi due sedie e un tavolo. Nient’altro, dunque, se non il dialogo assurdo e molto beckettiano tra queste due “anime” nate dalla penna di Armando Pirozzi, e interpretate da Alberto Astorri e Luca Zacchini, provenienti da due differenti compagnie (Astorri /Tintinelli e gli Omini) e qui insieme per la prima volta. D’altra parte Massimiliano Civica, che con gli anni ci ha abituati ad una essenzialità mai banale (Soprattutto l’anguria, Alcesti ecc…) , sceglie con molta cura i suoi attori, stavolta accomunati dal destino in bilico tra disperazione e salvezza dei loro personaggi: Nino e Velonà, protagonisti di Un quaderno per l’inverno, spettacolo in scena in questi giorni al Teatro India di Roma e prodotto dal Metastasio di Prato (repliche fino a domenica).

Il tema è bello e vola alto: la poesia può salvarci la vita? La storia bizzarra che ci viene raccontata ha a che fare proprio con i versi poetici. Perché Nino, armato di coltello, entra in casa del professore per chiedergli qualcosa di molto speciale: vuole che scriva una poesia per lui, per la sua Anita che è in coma. Ma il tempo corre veloce e lui non riesce a leggerle la poesia di Velonà… Una notte indimenticabile, sia per il ladro che per il professore. E anni dopo, otto anni dopo, per la prima volta ricorderanno il tempo trascorso insieme come fossero stati due amici di vecchia data. Certo, uno strano modo di essere amici. Ma quell’esperienza, anche se in maniera diversa, ha segnato entrambi. E questo è il primo indizio che la scrittura, forse, qualcosa può fare. Dopo l’esito così catastrofico della scena in cui scopriamo che Anita muore prima di leggere la poesia scritta per lei, si apre una piccola speranza nel momento in cui Nino tira fuori dal taschino un foglietto stropicciato scritto da suo figlio. Titolo: Un quaderno per l’inverno. E forse Civica vuole dirci proprio questo con il suo spettacolo costruito “per sottrazione”: la poesia ha qualcosa di miracoloso, che può essere così dirompente da incidere perfino sulla realtà…

Più semplicemente Civica ci racconta una storia, che nel suo essere surreale dimostra che un ladro e un professore possono sedersi allo stesso tavolo. Come dire che non siamo tanto diversi l’uno dall’altro e che forse, ciascuno di noi è in cerca della propria personale felicità, della propria “poesia”.

(l’Unità, 21 aprile 2017)

Annunci