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I tratti somatici non lasciano alcun dubbio sulle sue origini meridionali. Occhi e capelli scurissimi, Giuseppe L. Bonifati, attore, regista e drammaturgo, è nato a Castrovillari nel 1985. Ma ormai da anni vive a Hostelbro, in Danimarca, proprio lì dove ha sede il Nordisk Teaterlaboratorium, l’Odin Teater di Eugenio Barba sì, lui, che ormai da più di 50 anni porta avanti la sua ricerca teatrale perennemente a confronto con le diverse culture del mondo.

L’avventura teatrale di Giuseppe è partita proprio da un workshop con l’Odin, dal quale non si è mai più allontanato. E una delle prime cose che gli chiediamo, viste le condizioni precarie degli attori italiani, è se la decisione di lavorare all’estero paga… “E’ una scelta di vita – ci racconta – A Hostelbro lavoro 24 ore su 24, dedico al teatro davvero tutto il mio tempo…”. Lo incontriamo durante i pochissimi giorni in cui è a Roma per le prime riprese del nuovo film di Ridley Scott, All the money in the world, sceneggiatura di David Scarpa. Ebbene sì Giuseppe è nel cast e lavorerà al fianco di Michelle Williams, Kevin Spacey, Mark Wahlberg… “Sono molto emozionato, ho sempre un po’ snobbato il cinema ma in questo caso… Ridley Scott…”. Il film racconta la storia del rapimento di John Paul Getty, nipote del magnate del petrolio, avvenuto negli anni Settanta. Il ragazzo restò rinchiuso per sei mesi in una grotta, mentre la madre, Gail Harris, cercava di convincere il nonno a pagare il riscatto.

“Per questo film ho dovuto prendere un congedo da me stesso – dice Giuseppe scherzando – . In Danimarca sono impegnato in un progetto lungo diciotto mesi che si chiama Mayor in residence (Sindaco in residenza), con una performance live al mese”. In scena ci sono Giuseppe (Jeppe) e l’attrice ungherese Linda Sugataghi, sua compagna anche nella vita, rispettivamente sindaco e first lady impegnati nella più lunga campagna elettorale in forma di performance. Nome del partito? Kunstpartiet, il partito dell’arte… “E in effetti la nostra filosofia è: la bellezza sopra ogni cosa. Arte e seduzione sono i due concetti sui quali insistiamo”.

Durante le loro performance parlano di economia e di politica, di educazione, di immigrazione, di società e di estetica. “Abbiamo stilato un manifesto di dieci punti… che poi si traducono in cose totalmente assurde impensabili in Italia: per esempio siamo andati in limousine dai direttori dei vari musei e a ciascuno abbiamo chiesto di firmare un capitolo sulla bellezza; oppure abbiamo bussato porta a porta per chiedere alle famiglie di firmare un contratto anti wi-fi convinti che potesse aumentare la natalità… e ora ci prepariamo al nostro evento finale. Mi presenterò tutto vestito di rosa  con l’obiettivo di uscire indenne da un pubblico che avrà tra le mani i pomodori… Perderemo a testa alta e dopo l’estate (questo è un altro progetto) annunceremo la Scuola-politica in cui daremo consigli ai politici perdenti in vista delle elezioni successive”. E allora non ci resta che augurare buon comizio a tutti.

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