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Da Angélica Liddell, si sa, ci si può aspettare di tutto. Irrequieta, indisciplinata, provocatoria. Più di una volta i suoi spettacoli hanno suscitato proteste e malumori (un paio di anni fa a Vicenza, per esempio, il suo Prima lettera di San Paolo ai Corinzi. Cantata BWV 4, Christ Lag in Todesbanden. Oh Charles! scatenò l’ira dei cattolici). Dunque, ci siamo quasi stupiti nel vedere applaudire in modo abbastanza convinto il pubblico del Napoli Teatro Festival, dove ha debuttato in anteprima mondiale il suo Genesis 6, 6-7, terzo capitolo del percorso dedicato all’infinito dopo Esta breve tragedia della carne e Que haré yo con esta espada.
Non si può dire che sia uno spettacolo riuscito, ma neppure che lasci indifferenti. Le azioni performative che la Liddell mette in fila l’una accanto all’altra suggeriscono un’infinità di domande, forse troppe, incapaci però di trovare una risposta in chi osserva. Domande che si accavallano e si incrociano come le visioni che procedono per accumulo in questo lavoro della regista catalana (già vincitrice del Leone d’argento per l’innovazione teatrale). Quadri, pose plastiche, tanti nudi integrali come al suo solito e sempre meno parole rispetto ai primi lavori. Lei, Angélica, è una specie di maga/stregona sulla scena. Legge un libro, probabilmente il Vecchio Testamento, e recita un monologo finale ancora una volta su un tema a lei caro: l’uccisione dei figli. Ecco, dunque, che torna Medea, la madre che annienta le sue creature e racconta la perdita e la riconquista della bellezza proprio attraverso un atto violento.
Ma la violenza finalizzata alla rinascita, in fondo, attraversa lo spettacolo dall’inizio alla fine. Nei primi dieci minuti un filmato molto dettagliato mostra l’intervento chirurgico per la circoncisione maschile. Un po’ alla volta gli attori entrano in scena, i primi due nudi e colorati di rosso, poi le gemelle bionde con il pancione, l’ebreo, l’uomo senza avanbraccio e c’è perfino un maialino morto (vero), e un cavallo a sei zampe che viene bendato, infine un bambino con la corona di spine che imbraccia un kalashnikof… Insomma, Angélica Liddell come Romeo Castellucci ultima versione in salsa catalana.

(Left, 24 giugno 2017)

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