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Diventare la voce di un libro. Mica facile. Si rischia di annoiare il lettore se l’intonazione non è quella giusta o, peggio ancora, se la parola è priva di sfumature. L’ascolto, si sa, richiede un tempo lento, che obbliga a fermarsi nel silenzio e invita a lasciarsi andare con l’immaginazione. E in questo tempo lentissimo in cui siamo costretti dall’emergenza Coronavirus, il calore di una voce diventa quell’àncora che ci tiene aggrappati al mondo esterno, l’unico legame ancora possibile con l’altro. È la rivincita della voce sull’immagine. Già da qualche anno il mercato dell’audiolibro, come quello dei podcast, viene molto apprezzato, soprattutto dai giovani. Secondo i dati forniti dall’Associazione italiana editori all’ultima Fiera della piccola e media editoria di Roma, “Più libri, più liberi”, sono oltre 4 milioni gli italiani che ascoltano gli audiolibri.

Ma da cosa dipende il loro successo? Il segreto sta nel tipo di relazione che si instaura fra ascoltatore e “celebrity narrator”, ovvero attori teatrali, a volte doppiatori, narratori con l’obiettivo di rendere vivo un romanzo. E quando ci si affeziona ad una voce, spesso è per sempre, come nel caso di Viola Graziosi, narratrice amatissima dal pubblico. «L’audiolibro è un’esperienza emotiva, in cui il corpo vibra insieme alla parola, ma non è un’interpretazione teatrale – racconta l’attrice -. Le pagine dello scrittore devono arrivare a chi ascolta attraverso il suono, che è già veicolo della storia. Si crea così una relazione intima, simile a quella che si instaurava quando da bambini i nostri genitori ci raccontavano le favole. Credo che il successo degli audiolibri, un tempo rivolti soprattutto ai non vedenti, sia dovuto proprio a questo desiderio che abbiamo di relazionarci con gli altri in maniera diversa, più sincera rispetto ai social. Ancora di più oggi che siamo soli nelle nostre case».

Negli ultimi tre anni e mezzo Viola Graziosi ha realizzato oltre 35 audiolibri (in genere letture integrali senza musica) per Emons, Mondadori, Feltrinelli, Laterza e Audible, la società Amazon che nel 2019 le ha conferito il Certificato di Eccellenza come miglior voce di audiolibri. Figlia d’arte (il padre è Paolo Graziosi, attore), ha vissuto a lungo in Tunisia e a Parigi prima di tornare nella sua città natale, Roma, da cui parte ogni volta per attraversare i palcoscenici di tutta Italia. In queste settimane sarebbe dovuta andare in scena con “The handmaid’s tale – Confessione di un’ancella” di Margaret Atwood, da cui Loredana Lipperini ha ricavato un monologo, con la regia di Graziano Piazza, trasmesso in streaming pochissimi giorni fa dal teatro No’hma di Milano.

Il suo percorso da “celebrity narrator” è iniziato nel 2016 con il primo audiolibro registrato per Emons, “Lo splendore casuale delle meduse” di Judih Schalansky, un «romanzo poco conosciuto ma intenso». «Quando leggo mi piace rimanere in ascolto dell’autore – racconta -, per questo mi limito a scorrere il testo, che avvicino al viso come se volessi entrarci dentro. Registrare un’audiolibro è bellissimo per un’attrice. È un po’ come far suonare un’orchestra».

L’ultimo nato in casa Emons è “All’ombra di Julius” di Elizabeth Jane Howard, una sorta di moderno “Piccole donne”. Ma sono tanti i libri a cui Viola Graziosi ha dato voce, dai romanzi di Isabella Allende («Ormai mi sembra di consocerla… »), ai volumi di autori italiani come Sandrone Dazieri, Maurizio De Giovanni, Marco Balzano, presenti anche su Storytel e Audible. Ma esistono anche piattaforme per ascoltare gli audiolibri gratuitamente, come il sito del programma di Radio 3, “Ad alta voce” (in onda dal lunedì al venerdì alle 17, a cura di Fabiana Carobolante, Jacopo de Bertoldi, Lorenzo Pavolini e Chiara Valerio) che offre molti testi letti da grandi attori. Fino al 3 aprile, per esempio, Viola Graziosi leggerà “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi. «In questo caso, non essendo prevista una voce femminile, mi sono ispirata al ritratto della moglie defunta di Pereira, sua unica confidente» spiega l’attrice, che di una cosa è certa: «La situazione in cui ci troviamo mette in crisi anche il sistema teatrale, ma forse da tutto questo qualcosa di nuovo nascerà. E noi dobbiamo essere pronti ad accogliere il cambiamento».

(L’Espresso, 29 marzo 2020)